Non è mai stato semplice parlare dell’Hell’s Gate, è una gara a cui mi sento legato, è la gara di Hard Enduro con cui sono cresciuto ed i ricordi sono tanti ed indelebili: il ghiaccio killer della cascata, la pietre infinite della salamandra, la salita impossibile del laghetto; molti probabilmente nemmeno si ricordano (o sanno) di quando Jarvis  partecipava in sella ad una moto da Trial o dei finali di gara thriller tra Lampkin e Jarvis sull’Hell’s Peak.

La storia dell’Hard Enduro.

Oggi siamo giunti all’edizione numero XV  ed abbiamo assistito ad una manifestazione a mio avviso forse un po’ “confusa”, sono un appassionato di Enduro e come tale mi piace ragionare ad alta voce.

All’Hell’s Gate 2018 si è assistito al ritorno dell’Enduro Vero quello fatto di passaggi duri e dal fondo naturale che tanto ci esaltano. Piloti soddisfatti nel poter soffrire naturalmente e Pubblico soddisfatto nel vedere soffrire i piloti; un sacco di gente ovunque, si parla di record di presenze e questo è tutto assolutamente positivo.

Penso che in questa edizione qualcosa di fondamentale ed importante non abbia funzionato a partire dal Venerdì, in programma c’è nuovo prologo parallelo in notturna e nel paddock già dal pomeriggio iniziano a circolare voci di ogni tipo, sul regolamento c’è scritto che servirà per stabilire l’ordine di partenza del sabato mattina, ma qualcuno dice che non servirà per l’ordine di partenza ma il tempo verrà sommato a quello del mattino e ne verrà tenuto conto anche per la finale. I dubbi (non tutti) vengono cancellati dal briefing dell’organizzatore Fabio Fasola.

In ordine inverso a quello del numero di gara i primi piloti iniziano timidamente a partire. L’ingresso nell’arena coperta del galoppatoio ma in parte allagata è accolto da un’ovazione, gli intrepidi enduristi sfidano gli ostacoli artificiali, 1, 2, 3 e qualche moto e le piccole bobine di legno riciclate come ostacoli si rompono diventando una trappola ad incastro non degna di una gara di questo livello. Degustibus. Poco dopo nella salita prima dell’ingresso all’area indoor si forma un tappo infernale che compromette inesorabilmente il tempo di qualifica di diversi  piloti in gara. Inspiegabilmente invece gli ultimi  4 top riders vengono fatti partire a debita distanza in modo da non avere intoppi. Escono i primi tempi ed è evidente che c’è qualcosa che non torna. Gioisco insieme al simpatico Deny Philippaerts quando mi urla che è primo e non sa ancora che la gioia è a tempo determinato; alcuni piloti si lamentano (credo giustamente) e la direzione di gara decide di annullare la prova.

Ingresso Arena – Venerdì |Video di Daniele Leonardi:

Tanta fatica e qualche rischio per niente.

Si riparte dai 5 giri di qualifica di Prologo del Sabato Mattina ed è  il giovane sudafricano Travis Teasdale, su Beta, ad imporsi su tutti con un ritmo indiavolato. I top riders sono tutti li, Wade Young, Mario Roman e Graham Jarvis che nonostante sia un po’ influenzato è comunque a ridosso dei rivali più giovani ; a seguire la nostra squadra italiana capitanata da Diego Nicoletti all’esordio su Husqvarna TPI.

((In foto il mai domo Maurizio Gerini non stanco dopo la grande prova alla Dakar si è presentato all’HG 2018))

Tutti pronti per la fase pomeridiana, ci sono un sacco di nuovi e spettacolari passaggi che il decidere dove piazzarsi diventa quasi un compito difficile. Io ed altri amici dell’Enduroblogger Family Team ci disponiamo nei passaggi attorno al laghetto,  la lunga attesa si protrae inspiegabilmente sino alle 16:00 (ma la partenza non era prevista per le 15:30?!?!).

3 ore di gara ed i primi 10 che transiteranno al CP accederanno alla manche finale nell’arena.

Wade Young parte al comando e ci rimane per quasi tutta la gara, superato nel finale da un irresistibile Mario Roman, terzo Jarvis, non troppo a suo agio con la 250 4 tempi in una gara di questo tipo, quarto Teasdale, quinto e migliore degli italiani Nicoletti come da classifica:

1 ROMAN Mario (ESP)
2 YOUNG Wade (AUS) ?? in realtà è SUDAFRICANO!!
3 JARVIS Graham (GBR)
4 TEASDALE Travis (RSA)
5 NICOLETTI Diego (ITA)
6 GOGGIA Sonny (ITA)
7 BOSI Michele (ITA)
8 RICHARDSON Jonathan (GBR)
9 PFEIFER Andreas (ITA)
10 PIACENZA Riccardo (ITA)

L’inglese Richardson dopo aver conquistato sul campo l’accesso alla finalissima,  a causa di una caduta rimediata durante la chiusura del quarto ed ultimo giro si ritrova abbandonato a se stesso lungo il percorso e rimane attardato. L’organizzazione decide di sostituirlo con il nostro Daniele Maurino ripescato e buttato dentro per l’ultima prova di questa Hell’s Gate conteggiando all’inglese 3 giri invece dei 4 regolarmente chiusi…

Durante la manche finale Wade Young, l’unico in grado di tenere testa a Mario Roman, esce di scena per la rottura della catena, tutti gli altri resistono come possono e  non possono far altro che prendere atto dello strapotere del pilota spagnolo, nuovo Re dell’Hell’s Gate 2018 seguito da Jarvis e Teasdale.

Classifica Finale Hell’s Gate 2018
1 ROMAN Mario (ESP)
2 JARVIS Graham (GBR)
3 TEASDALE Travis (RSA)
4 NICOLETTI Diego (ITA)
5 GOGGIA Sonny (ITA)
6 BOSI Michele (ITA)
7 PFEIFER Andreas (ITA)
8 PIACENZA Riccardo (ITA)
9 MAURINO Daniele (ITA)
10 YOUNG Wade (AUS)

Raccontata così sembrerebbe essere filato tutto liscio ma in realtà sono sorti diversi problemi legati all’organizzazione e al regolare svolgimento della gara, diverse le lamentele più o meno velate di tagli di percorso da parte di alcuni piloti. Diego Nicoletti il migliore dei piloti italiani nel finale di gara ha espresso apertamente il suo disappunto sul cronometraggio, altri si sono lamentati per la sicurezza e l’assenza di personale lungo il percorso specialmente nell’ultimo giro.

Organizzare gare non è assolutamente cosa facile per nessuno, organizzare l’HG è estremamente difficile, ma dopo 15 anni di esperienza penso che il livello di organizzazione offerto da una gara come l’HG dovrebbe essere un altro, con un regolamento chiaro sin da subito e con delle regole ben precise e non modificate al momento. Probabilmente sono un po’ lento io ma la formula di gara del pomeriggio mi risulta di difficile comprensione, soprattutto per capire chi ha vinto alla fine, il regolamento dice che bisogna sommare tutti i tempi realizzati (compreso quello del venerdì sera). Non basterebbe decretare VINCITORE chi arriva per primo nell’Arena?

Mi piace che  il prologo della mattina sia diventato con controlli orari più umani. Non mi piace che la gara del pomeriggio sia in balia degli eventi, poco personale lungo il percorso e assenza di controlli timbro in punti strategici per evitare tagli di percorso e conseguenti guerre fratricide tra piloti dove tutti hanno visto qualcun’altro tagliare.

La manche finale nell’arena? Personalmente non mi diverte, la vedo come un’esibizione quasi superflua, i piloti già stremati dalla fase mattutina e pomeridiana devono attendere ulteriori 20 minuti al freddo prima di esibirsi in una manche poco fruibile a livello di classifica per il pubblico dove basta distrarsi un secondo per non capire più chi è il primo o l’ultimo.

Vorrei fare una nota di merito per due piloti che mi son piaciuti particolarmente: il primo è lo sfortunato Deny Philippaerts che durante le ultime battute del pomeriggio è stato costretto al ritiro per un problema alla catena, mi piace la sua voglia di mettersi in gioco e di rischiare in una specialità come l’Enduro Estremo, seconda nota di merito per Enrico Rinaldi, figlio d’arte, poche parole, tanta umiltà e molti fatti in sella alla sua Sherco 125, ne sentiremo parlare molto .

Complimenti ai due amici dell’Enduroblogger Team, Stefano Duina “Fefo”, alla sua prima HG ed autore di una buona prova chiudendo tutti i giri del mattino ed Andrea Caronni che in sella alla sua GasGas EC 300 è riuscito finalmente a conquistare la fase finale del pomeriggio. E Bravi anche a tutti gli altri piloti italiani qualificati: Goggia, Bosi, Piacenza e Pfeifer. Forza Italia!

Chiudo con una domanda sul neonato Trofeo Hard Enduro Metzeler,  ma l’Hell’s Gate non doveva rappresentare la prima prova di quest Trofeo? Forse mi son perso qualcosa io o non c’è stata premiazione alcuna? A quanto ne so gli stessi piloti non hanno ricevuto nessuna comunicazione in merito e sul sito c’è una classifica che fa riferimento al Trofeo ma con risultati poco comprensibili. Vabbè staremo a vedere.

Lunga vita all’ Hell’s Gate la mia gara del cuore.

Ecco un breve album fotografico, nei prossimi giorni sulla pagina FACEBOOK ENDUROBLOGGER le foto di tutti gli eroici piloti in gara.

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Buon enduro a tutti.